A tutti nella vita, prima o poi, viene in mente di scrivere un libro. Che siano storie autobiografiche, di fantasia, saggi poco importa. C’è questa attitudine tutta umana di creare qualcosa e metterlo nero su bianco.
In molti (anche io l’ho fatto) si buttano a fare corsi di scrittura creativa, e magari il talento c’è. Benedetta sia la creatività umana, e guai se non ci fosse.
Al contrario di anni fa attraverso il self publishing si riesce facilmente a realizzare il proprio libro e metterlo in vendita su Amazon.
Ma poi chi lo compra? Mamma, Papà, moglie, marito, fidanzati, parenti, amici , colleghi…ma può bastare tutto ciò?
Per me no.
Il bacino di clienti italiano è davvero risicato se paragonato al mercato di lingua inglese tanto che i più scettici paventano che in Italia ci siano più scrittori che lettori. Ne consegue che la grande sfida dello scrittore 2021/22 è emergere tra la massa, trovare la propria “mucca viola” di Godiniana memoria.
I social per la promozione del proprio libro
Per promuovere il proprio libro a mio avviso è necessario conoscere molto bene il target di persone che possono comprare la nostra opera.
Ci rivolgiamo ai ragazzini? A gente matura? Conoscere il nostro pubblico è di fondamentale importanza.
Per questo io suggerisco di creare prima 2 o 3 racconti brevi concatenati, una sorta di mini prequel della storia che andremo a raccontare sul libro e di promuoverne il download gratuito attraverso un nostro sito web o una landing page realizzata ad hoc.
Dopo di che monitorare attraverso gli strumenti di analitycs che i social ci forniscono in modo gratuito, le fasce di età che vanno ad interagire con i nostri mini prequel gratuiti. E da questi test che riusciamo a prendere una direzione giusta.
Avremo così una panoramica di quali possano essere i target a cui rivolgersi, se gli argomenti trattati nel nostro libro possano realmente suscitare l’interesse del pubblico.
Buttarsi a capofitto sospinti dal sacro fuoco della creatività può trasformarsi in uno spendere tempo e danaro per un libro che non verrà mai acquistato. Fatto che può risultare molto deludente e farci perdere l’entusiasmo e la voglia di creare ancora, cosa per me molto brutta.
Usare gli strumenti Google
La pubblicità su Google può davvero essere utile far far conoscere il proprio libro. Certo i costi sono più alti rispetto a alla pubblicità su Facebook, ma con Google abbiamo più frecce al nostro arco.
Una campagna copertura video su YouTube potrebbe raggiungere tante persone, video anche molto corti per non annoiare l’utente, ma solo allo scopo di creare interesse. Anche questa attività pubblicitaria va tenuta sotto osservazione attraverso Google Analytics e gli strumenti di monitoraggio gratuiti di YouTube per capire la se stiamo facendo le cose giuste.
Un altro strumento della famiglia Google che ci può aiutare sono le Google Ads rete display. Questa modalità pubblicitaria ci permette di creare dei banner che compaiono mentre si naviga sui siti della rete di Google. Questa attività può far scattare la leva dell’interesse verso la nostra opera.
Il tuo libro non vende, il problema di fondo
Scrivere storie è bellissimo, difficile ma bellissimo. Nessuna intelligenza artificiale lo potrà mai fare. Ma se ci vuoi vivere della tua scrittura devi vendere.
Ritengo che la pubblicità sia fondamentale, il presenzialismo lo sia altrettanto, conoscere la gente giusta è importantissimo negli ambiti della letteratura.
Il problema di fondo, per me, è che gli scrittori emergenti scrivono troppo per se stessi, e poco per il pubblico.
Concentrasi solo su cosa piace allo scrittore e non ascoltare il pubblico, ossia i trend del momento, quello che intriga la maggior parte degli utenti difficilmente si avrà successo e il nostro libro rimarrà nei meandri di Amazon o nello scaffale della libreria fisica. Se si vuol vendere il proprio libro bisogna conoscere i propri lettori, il mondo dell’editoria non fa eccezione ad altre realtà.
Conclusioni
Pubblicare un proprio libro è più facile che 20 o 30 anni fa, ma bisogna essere editori di se stessi: ossia investire soldi e tempo in tutte quelle attività di promozione e personal branding che possono fare emergere la nostra opera dalle altre.
L’autore da solo può rimanere schiacciato da queste attività, e questo può influire negativamente sulla realizzazione del libro. Uno scrittore, a mio avviso, si deve concentrare sulla realizzazione della storia che vuole raccontare.
Prima di buttarsi a capofitto nella stesura della storia è fondamentale iniziare a programmare attività di test per la conoscenza del proprio pubblico, capire se si stia scrivendo per il pubblico giusto, se questo pubblico è disposto a spendere per noi, insomma valutare se ci siano delle prospettive di crescita.
Scrivere solo per se stessi può andar bene per chi non ha obiettivi commerciali, a coloro che ambiscono alla soddisfazione personale (cosa legittima).



